mercoledì 3 febbraio 2010

SAN BIAGIO, PECORINI E TRIFOLAU

Salutata la Candelora, si festeggia San Biagio(protttore della gola) mangiando il panettone avanzato dalle festività natalizie.Una tradizione tutta locale(io l'ho appresa abitando a Milano)che stupisce certamente chi la ignora:uno crede di essersi liberato dalle feste ed esser pronto per chiacchiere e frittelle ed e, invece, vede le vetrine delle pasticcerie, fornerie, rosticcerie traboccanti di panettoni "di San Biagio"...ancora?Qui di seguito( se avete voglia di leggerla) la storia di San Biagio e la spiegazione di come questa apparentemente bizzarra usanza ambrosiana si leghi al Santo.
"Biagio nacque a Sebaste, in Armenia, sul finire del III secolo dopo Cristo. Studiò medicina e intraprese la professione di medico, e medico sarebbe morto, se la popolazione della sua città non lo avesse voluto come vescovo, nonostante non fosse né consacrato né ordinato. Un po' come Ambrogio, anche Biagio non volle accettare subito la carica a cui il popolo lo spingeva. Dopo un periodo però si fece convincere e assunse il ministero, non dimenticando però la sua vera natura. Cominciò così a compiere i suoi doveri vescovili, accompagnandoli con gli altrettanto importanti doveri di medico. Il neo vescovo curava le anime del suo gregge ma spesso, in maniera più terrena, ne curava anche i corpi.Un giorno una madre disperata corse al suo cospetto. Suo figlio aveva mangiato del pesce, una lisca gli si era conficcata in gola e ora stava soffocando. Biagio non perse tempo e corse al capezzale del giovane. L'istinto di medico ebbe presto il sopravvento e Biagio, invece di perdersi in inutili benedizioni e unzioni, prese un pezzo di pane e lo fece inghiottire al ragazzo. La mollica portò con sé la lisca e il figlio della disperata signora riprese a respirare normalmente. Con un metodo che aveva ben poco di miracoloso, Biagio aveva salvato una vita, come probabilmente aveva fatto spesso in passato e come, altrettanto probabilmente, avrebbe continuato a fare in futuro. Ma, vuoi perché come vescovo Biagio era già in odore di santità, vuoi perché, per sottintendere ai doveri dell'abito che indossava, prima di far ingoiare la mollica al ragazzo l'aveva benedetta facendogli il segno della croce, la fortunata madre cominciò a gridare al miracolo. Biagio ovviamente minimizzò e tornò ai suoi doveri. Ma notizie eccezionali come un miracolo fanno presto a passare di bocca in bocca e a diffondersi a macchia d'olio fra tutto il popolo. E presto giunsero alle orecchie sbagliate, quelle di Agricola, prefetto di Diocleziano per l'Armenia. Agricola non apprezzava che la fama di un qualunque vescovo si accrescesse così a dismisura e decise, con una scusa, di convocare il vescovo Biagio. Trovandoselo davanti, non si sa perché, Agricola decise che era meglio eliminarlo per evitare che il popolo ne facesse un santo. Detto, fatto, lo fece scorticare con pettini da cardatori e poi decapitare.Come altri prima di lui, anche Agricola fece male i suoi conti. Biagio a breve divenne un martire e poi un santo, il Santo protettore dei cardatori e dei materassai (onore dovuto allo strumento che era stato usato per martirizzarlo). In più, in ricordo dell'episodio del bambino e della lisca di pesce, il 3 febbraio, giorno della festa di San Biagio, si usa mangiare del pane benedetto e farsi benedire la gola toccandola con due candele incrociate. Questo però non spiega come la storia di Biagio si leghi a Milano e al suo più rappresentativo dolce. Biagio non era mai passato dalla nostra città, eppure proprio a Milano la sua festa ha una così strana connotazione. Facciamo allora un salto avanti nel tempo rispetto all'epoca in cui visse Biagio. Il panettone è già stato inventato e a Milano tutti usano prepararlo per le feste natalizie. Prima di Natale una donna si reca da Frate Desiderio per far benedire un panettone che ha preparato per la famiglia. Desiderio, che è sempre molto occupato, dice alla donna di lasciargli il dolce per qualche giorno e poi di passare a ritirarlo, lui si occuperà di benedirlo non appena troverà il tempo. I giorni trascorrono lenti e la donna si dimentica di ripassare dal frate per il suo panettone. Desiderio invece non si dimentica affatto del panettone e, ogni volta che passa davanti al cantuccio della canonica dove lo ha appoggiato, ne stacca un pezzettino e lo mangia.Sbocconcella oggi, sbocconcella domani tutto ciò che resta del panettone è l'involucro vuoto. Quando Desiderio si accorge di aver mangiato tutto il panettone della povera donna si dispera. I sensi di colpa lo assalgono e Desiderio spera che la donna si sia dimenticata per sempre del suo panettone e non torni più a reclamarlo. Altri giorni passano e sembra che il desiderio del frate si sia avverato, quando, il 3 febbraio, la donna si ripresenta per avere indietro il suo panettone benedetto. Desiderio va allora nell'angolo dove giaceva ancora l'involucro del panettone inesorabilmente vuoto e, stupore, la carta è gonfia e piena di un panettone grosso il doppio di quello che la donna aveva lasciato al frate. Miracolo! Era sicuramente merito di San Biagio.
Il Natale dell'anno successivo molti milanesi portarono a Desiderio i loro panettoni da benedire, sperando di vederli moltiplicati. Ma i miracoli non operano così, quindi Desiderio si limitò a benedire tutti i panettoni assieme e poi consigliò caldamente ai milanesi di avanzarne una parte da consumare il 3 febbraio, in sostituzione del pane benedetto. Negli anni l'usanza si radicò nel sostrato cittadino e anche se oggi non si usa più farli benedire, in ogni casa di Milano, la mattina del 3 febbraio, a colazione, per proteggere la gola dai malanni stagionali, si scarta un bel panettone, magari comprato con lo sconto in uno dei tanti negozi della città.
"
Visto che mi ero tenuta via un panettone fatto da mio zio, stamattina ho seguito la tradizione della mia città d'adozione :D
Esaurita la nota folckloristica della giornata, vado a presentarvi l'ultimo sposalizio che ho ufficiato con un tartufo nero regalatomi dai miei il mese scorso(non credevo se ne trovassero ancora invece, l'amico tartufaio di mio papà l'ha fatto!).Di risotti col tartufo ve ne ho già presentati due, uno con questo tartufo e un'altro con quello bianco di Alba, ricordate?
Bene.Si dàil caso che alle bancarelle regionali che hanno popolato una piazza(dei mercanti) vicino a dove lavoro, acquistai da un produttore Piemontese due formaggi di capra:una caciottina morbida e dolce, ed un pezzo(di cui non ricordo il nome) più deciso.Così come due più due fa quattro, ho pensato di combinare due sapori, unendoli nel vincolo del risotto.Inutile dire che la dolcezza della caciottina ha coccolato perfettamente il carattere del tartufo.Sarò ripetitiva ma, il tartufo mi piace da matti.

RISOTTO TARTUFO NERO E CACIOTTA DI CAPRA PIEMONTESE
Per 2 persone
160 gr di riso( io ho usato l'integrale ammollato)
500 ml di brodo vegetale (fatto con dado casalingo)
vino bianco
Scalogno
1 cucchiaio d'olio
1 bella fetta di caciotta di capra piemontese
Tartufo nero

Ponete nella pentola a pressione l'olio e fatevi appassire lo scalogno.Aggiungete quindi il riso e fatelo tostare per bene mescolando(importantissimo!).Sfumate con il vino bianco e fatelo evaporare.Prendete Versate il brodo nella pentola, mescolate e chiudete col coperchio.Attendete il "fischio" e contate 16 minuti circa.Fate uscire il vapore, togliete il coperchio della pentola, verificando la cottura del riso(se fosse ancora un po' crudo, continuate la cottura normalmente.Tagliate quindi a pezzettini la caciotta, aggiungetela al riso e mantecate il tutto( eventualmente aggiungete una noce di ghee..).Impiattate e regalate con l'aiuto dell'affettatartufi, una buona porzione di tubero a testa.
Non è mai troppo tardi per un risutìn così, vero?
P1121458
PS:Grazie Cri per l'avviso!!!;)

15 commenti:

manuela e silvia ha detto...

Come dev'essere aromatico questo risotto! il profumo intenso del tartufo (che adoriamo) e la morbidezza del formaggio di capra!!!
da assaggiare davvero!
bacioni

enza ha detto...

mamma mia devo andare all'aquagym e ho una fame ma una fameeee

Giò ha detto...

che bella la storia di san Biagio, io mi ricordavo solo la tradizione di farsi benedire la gola!
ottimo il risotto, quasi quasi è quello che preferisco, sarà che ormai mi sto votando al latticino di capra....

Onde99 ha detto...

Sono deliziata dalle due leggende che hai riportato, pur non essendo credente ne apprezzo l'aspetto storico e "folkloristico" e, per onorare la tradizione, stasera scarterò l'ultimo panettone rimasto in casa (o forse è un pandoro, non ricordo). Quanto al risotto al tartufo, posso solo rimpiangere di non avere amici tartufai, perché io del tatrufo vero non posso permettermi nemmeno di sentire il profumo!!!

ciciuzza ha detto...

che bella questa storia! non la conoscevo come non conoscevo l'usanza dell'ennesimo panettone milanese.. dopo quello di sant'ambreus.. e quello natalizio :)

sono deliziata anche dal risotto.. deve essere buonizzimo :P:P

LaGolosastra ha detto...

tesoro, di nulla... mi scappa da ridere quando vedo le sviste perché è evidente che non sono errori dettati dall'ignoranza ma dal ditino che scorre veloce sulla tastiera creando parole o frasi ridicole!
Sapessi quanti ne faccio, ho spedito una mail lavorativa con i 'cordiali salti'. Credo che stiano ancora lì a ghignare...
In merito al risottino... non ho parole. Dev'essere SU-BLI-ME!

terry ha detto...

tartufo e formaggio di capra...ma tu mi vuoi far svenire...ma che delizia è questo risotto....che sapori e che profumi!
colpita al cuore!

pappareale ha detto...

Beh, anche tu non scherzi in quanto a profumi :)
mmmmm deve essere veramente buono, a me piacciono sia il tartufo che il formaggio di capra!!
Brava

Mimmi ha detto...

Ehm, signorina, chi dovrebbe aprire il ristorante?
Troppo buonissimo il risotto col tartufo e posso ben immaginare il profumo ed il gusto contrastante del pecorino. AUUUUUUUU
Un bacione e buona serata!

Alessandra ha detto...

Questa mi fa morire......d'invidia! :-D

Lo ha detto...

wow...un amico tartufaio...che belelzza..soprattutto con questo caldo e fumante risotto!
è verooooooooooo che è san biagio anche qui a varese...festeggiamo...scordata completamente! :)

salsadisapa ha detto...

bellissima la storia! quanta saggezza popolare c'è, e quanta tenerezza in questi racconti :-)
quanto al piatto, riuscirò mai a superare la fobia della pentola a pressione??? :P

Saretta ha detto...

M&S:sì profumatissimo ragazze!Bacio
Enza:speta che ti allungo un cucchiaio!
Giò:io ciompro quesi solo capra oramai..digeribile e troppo buono!!!
Onde:la prossima volta te ne spedisco un pezzettino ok?Oppure vini qui e ce lo pappiamo!
Ciciuzza:grazie cara!La rava e la fava l'ho scoperta anch'io recentemente ;)
Cri:sono la regina delle castronerie scritte!!!
Terry:grazie bella il connubio mi piace da matti!
pappareale:che en dici di uno scambio pappa?;)
Mimmi:eh no cara, tu sei maestra, io faccio due o tre robine e basta.Questa caciotta dolce è una favola!!!baci
Alessandra:ed io sbavo col tuo mango!!!
Lo:meno male che te l'ho ricordato!bacini
Salsina:guarda, quando vai di corsa sempre ti converti!!prova, anche se i tuoi risotti sono insuperabili..baci

Gunther ha detto...

sai che non sapevo la storia di san biagio, sapevo da autentico goloso del doppio panettone, magnifico che bel tartufo peccato che il web non rimanda anche i profumi.. formaggio e riso lo valorizzano al meglio

paolo ha detto...

buono!!!!

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